Acquario di Copenaghen, il Pianeta Blu

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L'interno del Pianeta Blu, l'acquario di Danimarca © Andrea Lessona

L'interno del Pianeta Blu, l'acquario di Danimarca © Andrea Lessona

Conchiglia d’acciaio bianco, l’acquario di Copenaghen è mare di fronte al mare. Con i suoi vortici d’ali curve, distese su dieci mila ettari, la struttura avveneristica è casa di ventimila pesci e animali acquatici di 450 specie diverse provenienti da tutto il mondo.

Il Pianeta Blu (Den Blå Planet in danese) è stato realizzato in soli due anni dal famoso studio 3XN e si trova a Taarnby, appena otto chilometri dalla capitale danese, a solo cinque minuti d’auto dall’aeroporto e dal Ponte di Øresund.

Basta prendere l’efficientissima metro e scendere a Kastrup come ho fatto io: e dopo seicento metri, ecco l’acquario di Danimarca farsi orizzonte nei miei occhi con la sua forma unica.

Nato per sostituire lo storico zoo acquatico di Charlottenlund del 1939, il Pianeta Blu è la struttura più grande del suo genere in Europa. Piccole lastre “squamate” scivolano sulla superficie esterna per prevenire la corrosione salina soffiata dal mare di fronte.

L’interno dell’acquario di Copenaghen è insieme solido di riflessi liquidi: 53 vasche con i pesci dalle forme e dai colori più disparati raccontano gli ecosistemi marini del pianeta Terra.

L’attrazione nell’attrazione del Pianeta Blu è l’Ocean Tank: oltre 4 milioni di litri d’acqua che posso attraversare grazie al tunnel trasparente lungo 16 metri e largo otto. Mi sembra di camminare in fondo al mare.

Riemerso, proseguo nella scoperta dell’acquario di Copenaghen: e arrivo così nell’area tropicale della struttura. Qui posso vedere gli animali che popolano l’Amazzonia, tra cui la colonia di piranha più grande d’Europa e l’anaconda, il serpente più lungo del mondo.

Anche loro sono una delle attrattive del Pianeta Blu in mostra dal 22 marzo quando la struttura è stata aperta al pubblico. L’obiettivo è quello di raggiungere 700 mila visitatori all’anno provenienti da tutto il mondo.

Terminato il giro, esco sulla terrazza del ristorante ospitata nell’edificio: il vento soffiato freddo dallo stretto di Øresund sembra gonfiare le ali curve della struttura, suono di mare ascoltato nella conchiglia dell’acquario di Copenaghen.

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