Palazzo reale di Copenaghen, l’Amalienborg

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Palazzo reale di Copenaghen, l'Amalienborg © Andrea Lessona

Palazzo reale di Copenaghen, l'Amalienborg © Andrea Lessona

L’ombra della statua di Federico V si allunga sulla piazza di Amalienborg, cuore ottagonale del palazzo reale di Copenaghen. È lì che una linea retta invisibile lo attraversa e lo congiunge con l’Opera e la Frederiks kirke, la chiesa di marmo della capitale danese.

Il complesso, realizzato sui progetti dell’architetto di corte Nicolai Eigtved (1701-1754) tra il 1750 e il 1768, è un insieme di quattro regge rococò con un corpo centrale affiancato da due laterali.

Il palazzo reale di Copenaghen si compone infatti dell’edificio di Cristiano VII a sud-ovest – oggi usato per le visite ufficiali. E di quello di Cristiano VIII a nord-ovest – residenza del principe Federico di Danimarca fino al 2004.

Poi ci sono il palazzo di Federico VIII a nord-est – dimora della regina madre Ingrid di Svezia sino alla sua morte nel 2000. E infine la magione di Cristiano IX a sud-est – domicilio del sovrano Federico IX dal 1967.

Molto simili tra loro, gli edifici che creano il palazzo reale di Copenaghen hanno facciate caratterizzate da un pronao a tre luci disposto su sei colonne. Il timpano, elemento decorativo prezioso, ha armi nobiliari e balaustra di coronamento con statue che la ornano.

Nella piazza dove la statua di Federico V (1723-1766) troneggia, ogni giorno alle 12 si svolge la Vagtparade – il cambio della guardia. Turisti stranieri e locali aspettano impazienti i soldati con me e l’effigie marmo del re di Danimarca e Norvegia, realizzata da J.F.J. Sally (154-1771).

Poi, eccoli: dalla caserma di Rosenborg Have, i militari marciano sino al palazzo reale di Copenaghen vestiti in pantaloni azzurri e giubba nera come il colbacco pesante che copre loro il capo e parte del viso severo.

Applauditi dagli astanti, si muovono come soldatini per prendere posto nelle garitte fredde dei quattro edifici dell’Amalienborg. Col un mitra dalla baionetta spuntata devono presidiare un simbolo e rispettare una tradizione.

Per approfondire:
Wikipedia

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